"La Sardegna possiede alcune delle più idilliache spiagge del mondo. Chilometri di sabbie bianco perla lambite da acque dalle scintillanti tonalità che dall'acquamarina sfumano nel verde smeraldo. Poco più in là, irte scogliere si tuffano nel mare mentre deliziose calette e pittoresche darsene aspettano solo di esserte esplorate. Le calette, spesso deserte, si affacciano su un mare blu cristallino".
“Fenici, Romani, Arabi, Catalani, Italiani e masse di turisti dalla terraferma hanno lasciato il segno. Ma il Presidente della Sardegna, Renato Soru, ha fatto suo il compito di proteggere le coste, le tradizioni e i costumi dell’isola dai moderni saccheggiatori. Il suo primo atto è stato quello di ‘congelare’ tutte le nuove costruzioni entro due chilometri dalla costa”.
Lo ha scritto l’autorevole The Times di Londra, che propone un viaggio a firma di Adele Evans alla scoperta delle spiagge sarde in cui si sottolinea l'impegno nella tutela di questo paesaggio così prezioso. L’approfondimento, nell’edizione on line del prestigioso quotidiano inglese (leggi), evidenzia la centralità della Sardegna all’interno del Mediterraneo e si spinge sino a segnalare alcune destinazioni particolarmente affascinanti, da nord a sud.
Citate Stintino, la Gallura, l’Ogliastra, ma anche l’Iglesiente e la costa meridionale, da Chia a Villasimius, con indicazioni pratiche per raggiungere gli angoli più suggestivi.
THE TIMES
09.06.2008
The best beaches in Sardinia
di Adele Evans
Sardinia has some of the world’s most idyllic beaches. Mile upon mile of pearly-white sands dip into waters of dazzling shades of aquamarine and emerald green. Elsewhere, rugged cliffs plunge into the sea and tiny coves and picturesque harbours beg to be explored. The waters really are swimming-pool-blue — and the sandy coves are often deserted.
Locals says that God created Sardinia by stepping on it with his sandal — and ‘Sandalyon’ (sandal) was the ancient name given to it by the Greeks and Phoenicians. The coastline of almost 1250 miles (2000 km) equates with a quarter of the total Italian coast, indented by tiny coves and picturesque harbours.
Equidistant between the Italian and North African mainlands, Sardinia has always had a distinctive off-shore character. This second-largest island in the Mediterranean (after Sicily) was described by DH Lawrence as ‘lost between Europe and Africa and belonging to nowhere’, but in high season it is notorious as the HQ of the star-spangled set and their attendant paparazzi on the Costa Smeralda.
For many the ‘Emerald Coast’ is the reason that Sardinia is famous and this is the siren of the beaches. But it remained very neglected until the 1960s when a certain sailor, Prince Karim Aga Khan IV, dropped anchor here during a storm. When the skies cleared he was spellbound by the translucent sea and romantic little coves and decided to turn it into one of the most élitist resort in the Mediterranean. But this is only a tiny area of the island’s treasure trove of beaches.
Great swathes of coast remain uninhabited with pines, juniper and prickly pears encircling sandy beaches, sea and granite rocks — just as the Costa Smeralda once was. Paradoxically, for the Sardinians the sea was traditionally synonymous with those who came to plunder – ‘furat chi beit dae su mare’ (‘he who comes from the sea comes to rob’).
Phoenicians, Romans, Arabs, Catalans, mainland Italians and droves of tourists have all left their mark. But the President of Sardinia, Renato Soru, has made it his task to protect the coastline and the islanders’ traditions and customs from the modern plunderers. His first act was to freeze all building within two kilometres (1.25 miles) of the coast.
Everywhere you go in the Med’s answer to the Caribbean a thick mantle of aromatic herbs, ‘macchia’ (Mediterranean maquis), covers the land and perfumes the air. From top to toe of this ‘sandal’ each area of coast has its own gems. Some are reached by little more than mule tracks, others by car or boat.
Leggi l'articolo completo su Times on line
'The Times' di Londra loda le spiagge sarde e lo stop ai saccheggiatori delle coste
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La politica salva coste della Regione Sardegna
A partire dal mese di agosto del 2004 ai primi punti dell’agenda dell’Amministrazione regionale vi è la politica del paesaggio, conosciuta anche col nome di salva coste. Il programma è incentrato sul rinnovamento “delle regole di governo e gestione del territorio, con l’obiettivo di limitarne il consumo e valorizzare le specificità peculiari dell’ambiente e del paesaggio sardo”.
Il Piano paesaggistico regionale (PPR), che dovrà assicurare un’adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio, soprattutto di quello costiero, costituirà il principale strumento per lo sviluppo sostenibile della pianificazione territoriale. Si tratta del primo PPR adottato in Italia ai sensi del D.lg. 42/2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.
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Origine della politica salva coste
A seguito dei Decreti del Presidente della Repubblica del 29 luglio e del 20 ottobre 1998 e per effetto delle sentenze del T.A.R. Sardegna dal n. 1203 al n. 1208 del 6 ottobre 2003 sono stati annullati 13 dei 14 Piani territoriali paesistici (PTP) approvati con Decreto del Presidente della Giunta regionale del 3 e 6 agosto 1993.
L’annullamento dei PTP ha prodotto una situazione di precarietà nel sistema di governo del territorio regionale, che si è trovato privo del principale quadro di riferimento e di coordinamento della pianificazione comunale nella fascia costiera. Il sistema di governo del territorio si presenta attualmente differenziato in termini di adeguatezza degli strumenti di tutela paesistica e di pianificazione urbanistica; ci sono, infatti:
- comuni dotati di Piani urbanistici comunali (PUC) elaborati in coerenza con i previgenti PTP;
- comuni ricadenti nel PTP n. 7 (non annullato);
- comuni dotati di Piano regolatore non adeguato alle norme di attuazione dei PTP;
- comuni dotati di programma di fabbricazione non adeguati alla disciplina precedente ai PTP (decreto Floris).
Fino all’approvazione del PPR, e comunque per un periodo di tempo non superiore ai 18 mesi a partire dalla pubblicazione della Legge regionale n. 8 del 2004, l’Amministrazione regionale ha adottato misure cautelari e d’urgenza che impediscano il venir meno dei connotati primari, caratterizzanti e qualificanti il patrimonio paesistico e ambientale della Sardegna, tutelandone l’integrità e le potenzialità da interventi speculativi che potrebbero compromettere irrimediabilmente la qualità dello sviluppo. Prima la Giunta regionale ha adottato la deliberazione 33/1 del 10 agosto 2004, nota come salva coste e di seguito il Consiglio regionale ha approvato la Legge regionale n. 8 del 2004, “Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale”.
I provvedimenti citati sottopongono a misure di salvaguardia comportanti il divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia, nonché quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione nei territori costieri compresi nella fascia entro i 2000 metri (500 per le isole minori) dalla linea di battigia marina e nei compendi sabbiosi e dunali.
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Il Piano paesaggistico regionale
I provvedimenti salva coste sono atti di carattere temporaneo, ma nello stesso tempo punto di partenza di una nuova politica di programmazione e gestione del territorio regionale in cui il PPR sarà lo strumento principale.
Gli altri strumenti della pianificazione territoriale, a diversi livelli di governo sono (art. 3 della nuova Legge urbanistica):
a) livello regionale:
- piani settoriali di infrastrutturazione;
- piani attuativi a regia regionale;
b) livello provinciale:
- piani di coordinamento provinciale;
c) livello comunale:
- piani urbanistici comunali;
- piani urbanistici intercomunali;
- piani attuativi.
Il paesaggio costituisce il principale riferimento strategico per definire gli obiettivi, i metodi e i contenuti non solo del PPR, ma anche degli strumenti generali della programmazione e della gestione del territorio regionale, indirizzati verso una politica di sviluppo sostenibile.
Gli orientamenti essenziali del PPR sono l’identificazione delle grandi invarianti del paesaggio regionale e la costruzione di un consenso diffuso sull’esigenza della loro salvaguardia, nonché la costruzione e il rinnovamento dei luoghi delle grandi e piccole trasformazioni in atto, recuperando il degrado che ne è conseguito sia per abbandono che per sovra utilizzo.
Il PPR rappresenta dunque il documento di indirizzo regionale di un più vasto sistema di pianificazione, le cui missioni fondamentali sono:
porre in evidenza i sistemi dei valori condivisi;
orientare strategicamente la pluralità delle scelte dei soggetti;
regolare con certezza e semplicità i processi decisionali;
coniugare il paesaggio con l’esigenza di integrazione delle politiche.
I principali attori coinvolti nel processo di adozione del Piano sono la Giunta regionale della Sardegna, l’Ufficio del Piano, l’Osservatorio della pianificazione urbanistica e qualità del paesaggio, PROGEMISA (Agenzia governativa nel campo delle pianificazioni territoriali).
In particolare l’ufficio del Piano ha iniziato un lavoro di riordino delle conoscenze territoriali relativo agli aspetti delle valenze storiche e culturali, naturalistiche, insediative ed estetiche. L’ufficio ha sviluppato un’analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio, delle vulnerabilità e dei rischi, degli obiettivi di qualità degli ambiti paesaggistici (Convenzione europea del paesaggio) attraverso l’utilizzo del Sistema Informativo Territoriale Regionale (SITR).
Gli strumenti utilizzati per la descrizione degli aspetti ambientali, insediativi, economici e socio-culturali sono costituiti da fotografie, immagini satellitari, cartografie, banche dati, documenti, studi, progetti, piani, scritti, filmati, interviste, ecc.
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