La politica salva coste della Regione Sardegna

A partire dal mese di agosto del 2004 ai primi punti dell’agenda dell’Amministrazione regionale vi è la politica del paesaggio, conosciuta anche col nome di salva coste. Il programma è incentrato sul rinnovamento “delle regole di governo e gestione del territorio, con l’obiettivo di limitarne il consumo e valorizzare le specificità peculiari dell’ambiente e del paesaggio sardo”.
Il Piano paesaggistico regionale (PPR), che dovrà assicurare un’adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio, soprattutto di quello costiero, costituirà il principale strumento per lo sviluppo sostenibile della pianificazione territoriale. Si tratta del primo PPR adottato in Italia ai sensi del D.lg. 42/2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Origine della politica salva coste

A seguito dei Decreti del Presidente della Repubblica del 29 luglio e del 20 ottobre 1998 e per effetto delle sentenze del T.A.R. Sardegna dal n. 1203 al n. 1208 del 6 ottobre 2003 sono stati annullati 13 dei 14 Piani territoriali paesistici (PTP) approvati con Decreto del Presidente della Giunta regionale del 3 e 6 agosto 1993.
L’annullamento dei PTP ha prodotto una situazione di precarietà nel sistema di governo del territorio regionale, che si è trovato privo del principale quadro di riferimento e di coordinamento della pianificazione comunale nella fascia costiera. Il sistema di governo del territorio si presenta attualmente differenziato in termini di adeguatezza degli strumenti di tutela paesistica e di pianificazione urbanistica; ci sono, infatti:
- comuni dotati di Piani urbanistici comunali (PUC) elaborati in coerenza con i previgenti PTP;
- comuni ricadenti nel PTP n. 7 (non annullato);
- comuni dotati di Piano regolatore non adeguato alle norme di attuazione dei PTP;
- comuni dotati di programma di fabbricazione non adeguati alla disciplina precedente ai PTP (decreto Floris).
Fino all’approvazione del PPR, e comunque per un periodo di tempo non superiore ai 18 mesi a partire dalla pubblicazione della Legge regionale n. 8 del 2004, l’Amministrazione regionale ha adottato misure cautelari e d’urgenza che impediscano il venir meno dei connotati primari, caratterizzanti e qualificanti il patrimonio paesistico e ambientale della Sardegna, tutelandone l’integrità e le potenzialità da interventi speculativi che potrebbero compromettere irrimediabilmente la qualità dello sviluppo. Prima la Giunta regionale ha adottato la deliberazione 33/1 del 10 agosto 2004, nota come salva coste e di seguito il Consiglio regionale ha approvato la Legge regionale n. 8 del 2004, “Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale”.
I provvedimenti citati sottopongono a misure di salvaguardia comportanti il divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia, nonché quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione nei territori costieri compresi nella fascia entro i 2000 metri (500 per le isole minori) dalla linea di battigia marina e nei compendi sabbiosi e dunali.

Il Piano paesaggistico regionale

I provvedimenti salva coste sono atti di carattere temporaneo, ma nello stesso tempo punto di partenza di una nuova politica di programmazione e gestione del territorio regionale in cui il PPR sarà lo strumento principale.
Gli altri strumenti della pianificazione territoriale, a diversi livelli di governo sono (art. 3 della nuova Legge urbanistica):
a) livello regionale:
- piani settoriali di infrastrutturazione;
- piani attuativi a regia regionale;
b) livello provinciale:
- piani di coordinamento provinciale;
c) livello comunale:
- piani urbanistici comunali;
- piani urbanistici intercomunali;
- piani attuativi.
Il paesaggio costituisce il principale riferimento strategico per definire gli obiettivi, i metodi e i contenuti non solo del PPR, ma anche degli strumenti generali della programmazione e della gestione del territorio regionale, indirizzati verso una politica di sviluppo sostenibile.
Gli orientamenti essenziali del PPR sono l’identificazione delle grandi invarianti del paesaggio regionale e la costruzione di un consenso diffuso sull’esigenza della loro salvaguardia, nonché la costruzione e il rinnovamento dei luoghi delle grandi e piccole trasformazioni in atto, recuperando il degrado che ne è conseguito sia per abbandono che per sovra utilizzo.
Il PPR rappresenta dunque il documento di indirizzo regionale di un più vasto sistema di pianificazione, le cui missioni fondamentali sono:
porre in evidenza i sistemi dei valori condivisi;
orientare strategicamente la pluralità delle scelte dei soggetti;
regolare con certezza e semplicità i processi decisionali;
coniugare il paesaggio con l’esigenza di integrazione delle politiche.
I principali attori coinvolti nel processo di adozione del Piano sono la Giunta regionale della Sardegna, l’Ufficio del Piano, l’Osservatorio della pianificazione urbanistica e qualità del paesaggio, PROGEMISA (Agenzia governativa nel campo delle pianificazioni territoriali).
In particolare l’ufficio del Piano ha iniziato un lavoro di riordino delle conoscenze territoriali relativo agli aspetti delle valenze storiche e culturali, naturalistiche, insediative ed estetiche. L’ufficio ha sviluppato un’analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio, delle vulnerabilità e dei rischi, degli obiettivi di qualità degli ambiti paesaggistici (Convenzione europea del paesaggio) attraverso l’utilizzo del Sistema Informativo Territoriale Regionale (SITR).
Gli strumenti utilizzati per la descrizione degli aspetti ambientali, insediativi, economici e socio-culturali sono costituiti da fotografie, immagini satellitari, cartografie, banche dati, documenti, studi, progetti, piani, scritti, filmati, interviste, ecc.